martedì 25 novembre 2014

Servizi Spirituali - emolumento e qualità: come orientarsi?






L’argomento è spesso dibattuto a livello internazionale e di non facile risoluzione: sono stati scritti articoli e saggi ma sempre la questione ritorna ad ondate, via via che nuovi praticanti si affacciano alla possibilità concreta di operare in un rapporto diretto con il cliente.


Le argomentazioni pro e contro vertono in genere su punti simili e per questo motivo ho scelto di esporre qui, in breve, la risposta data da Jonathan Horwitz (fondatore dello Scandinavian Center for Shamanic Studies, in Danimarca) per una ricerca in ambito universitario, risposta con la quale mi sento assolutamente in sintonia.



L’aspetto del pagamento è una questione difficile da risolvere. Nella nostra cultura pensiamo in base al paradigma “lavoro spirituale = gratuito”. Ma non ho davvero mai sentito presso alcuna cultura tradizionale che lo sciamano non venisse pagato. Il punto è che loro sapevano/sanno come farlo. Portavano allo sciamano quello che potevano: cavalli, un cervo appena cacciato, un ragazzino come apprendista e aiutante, una moglie persino. Questo tipo di scambio non funziona nella nostra cultura. Ma rimane il punto che è giusto che ci sia uno scambio energetico. Io credo che il fatto di dedicare a qualcuno due ore del mio tempo e della mia totale attenzione (e quella dei miei Spiriti) senza alcuna distrazione, meriti un ritorno di qualche tipo. Per le convenzioni instaurate nella nostra società oggi, le persone sono più spesso propense a darmi dei soldi che venire a casa mia a fare pulizie per due ore. [...]

La cosa triste della faccenda, di contro, è che spesso le persone non rispettano il lavoro a meno che non debbano pagare per esso.” (traduzione mia)


Alla risposta di J. Horwitz aggiungo alcune riflessioni personali, ma che ho riscontrato essere pensieri condivisi anche da altri operatori olistici e praticanti di sciamanesimo, tanto nella formulazione che nelle risposte.



Allacciandomi dunque all’ultima considerazione citata da Horwitz, si nota spesso come un servizio per il quale venga richiesto un riscontro economico contenuto venga sottovalutato in termini di qualità, mentre si consideri di indubbia ed indiscussa qualità una prestazione costosa.

La questione racchiude in realtà molte più sfumature di quante se ne possano vedere in superficie. Per esempio, il considerare di “indiscussa” qualità una prestazione solo perchè costosa significa affidarsi ad un preconcetto “pericoloso” in campo olistico.

Un vecchio adagio dice “Se paghi poco, hai poco” e questo si applica correttamente all’ambito prettamente commerciale di uno scambio tra un bene/servizio ed il suo costo. Ma è pur vero che, per la grande maggioranza di beni e servizi di cui ogni giorno usufruiamo, siamo più o meno tutti in grado di fare una corretta valutazione della qualità intrinseca dello stesso.

In campo olistico questo è obbiettivamente più difficile, essendo un campo vasto, ramificato, del quale il cliente medio ha spesso poca o pochissima effettiva conoscenza e capacità valutativa e all’interno del quale spesso operano personaggi dagli intenti discutibili.

Questa non vuole essere in alcun modo un’accusa buttata nella mischia nei confronti di nessuno, ma chiunque conosca ed operi nel settore ha perfettamente il polso della triste realtà della massiccia presenza tanto di ciarlatani veri e propri, quanto di persone in possesso di poche basi o di nessuna esperienza consistente e concreta (o entrambe le cose), che si improvvisano e si auto dichiarano esperti navigati: la cronaca  ne è piena quasi ogni giorno e questi figuri altro non fanno che minare ad ampio raggio gli operatori seri e screditare tutto il settore.



La difficoltà di valutazione dell’effettiva qualità del servizio offerto aumenta ulteriormente nel momento in cui questo tipo di servizi non siano in alcun modo riconosciuti da enti preposti: non vi sono certificati, abilitazioni o altro che possano venir impugnati a riconoscimento della propria competenza ed esperienza. Alcuni centri e strutture li forniscono nei termini di certificati di frequenza, ma nessuna di queste certificazioni gode di un riconoscimento effettivo (pensiamo ad un parallelo con un diploma professionale o una laurea, tanto per capirci), il che da un lato va benissimo per una serie di motivi che andremo tra poco a considerare, ma che appunto rendono la valutazione impossibile per il cliente inesperto o incerto.



A questo punto è d’obbligo introdurre un altro elemento di dibattito che va a toccare tanto quanto appena detto, quanto la regola non scritta del “Se paghi poco, hai poco”. Una premessa: stiamo parlando di ambito olistico e di operatori che, certo, spesso vivono di questo lavoro - perchè di lavoro si tratta - ma che sono (o dovrebbero essere) persone dotate di particolare sensibilità ed attente alle necessità e possibilità del cliente. Non è infrequente, dunque, che gli operatori decidano in modo volontario e ponderato di non richiedere cifre esose per i propri servizi, cercando di mettersi nei panni delle persone che si rivolgono a loro, che si trovano in un momento di confusione, di fragilità e che possono essere anche molto giovani, studenti, con pochi mezzi… oggi più che mai, con questo periodo economicamente difficile che sta colpendo tutti.

Certo questo tipo di scelta potrebbe sembrare più semplice per coloro che non debbano vivere unicamente di questo lavoro, anzi lo è. Ma di contro queste persone che cercano, potendo, di andare incontro alle esigenze dei clienti, si ritrovano a scontrarsi con il preconcetto del “Se paghi poco, hai poco” vedendo così denigrato il proprio lavoro a priori, venendo bollati e svalutati seduta stante. Si potrebbe pensare che chi viva di un altro lavoro qualsiasi e sia praticante/operatore nel suo tempo libero sia meno capace di chi ne abbia fatto la sua attività principale.

Vi invito a considerare come questo sia un ingiusto pregiudizio e se è certamente vero in molti casi, non può assolutamente costituire un assioma sempre valido.

Innanzitutto si consideri il fatto che chi opera nel proprio tempo libero sia guidato, con ogni probabilità,  tanto da una grande passione per la pratica,  quanto da una sincera volontà di aiuto, nelle quali mette certamente tutta l’anima e l’impegno, mentre potrebbe in alternativa fare mille altre attività nelle sue ore libere e nei week end. In seconda battuta si consideri anche che il rendere questo tipo di attività il proprio lavoro principale comporta una serie di condizioni non facili e che non tutti possono avere la fortuna (perché anche di fortuna si tratta) di veder realizzate: vi sono questioni economiche, legislative, logistiche, persino geografiche che non sempre tutti sono in grado di affrontare, soprattutto quando si abbia, nella propria vita, altre condizioni a cui dover far fronte (il fatto di avere già un lavoro avviato, una casa ed una famiglia, costi e responsabilità) e poco conta, in questo frangente, quanta e quale sia la qualità del loro lavoro sciamanico, ma non significa che quest’ultima sia scadente.

Allo stesso modo possiamo ipotizzare che vi siano praticanti/operatori che per una serie di vicissitudini si trovino facilitati ad avviare un’attività che li renda operatori di professione, o che per una serie di sfortunate ragioni non abbiano un altro lavoro, lo abbiano perso o non lo abbiano trovato: non significa che la qualità del loro lavoro sciamanico sia superiore (o inferiore) a quella del praticante “non professionista”.

La parola “professionista” può essere sviante: dovremmo considerarlo come termine indicante la professione, in questo caso, e non la “professionalità” da intendere in termini di qualità effettiva.



La qualità, la sincerità, la Bellezza che un operatore mette nel suo lavoro verso l’altro sono misure di altro genere rispetto ai canoni professionali classici e non devono essere necessariamente discriminate in base al fatto che l’operatore conduca l’attività per professione o nel tempo libero o in base all’emolumento richiesto per la prestazione.

Come si diceva sopra anche eventuali certificazioni sono in questo caso davvero dei pezzi di carta, perchè indicano, si, che la persona ha conseguito una certa meta nel suo addestramento, ma non ci dicono nulla della sua interiorità, del suo cuore, del motivo profondo che muova all’aiuto dell’altro, così come non dicono nulla dell’effettiva esperienza maturata: questi parametri sono imprescindibili nel campo olistico, dove il concetto di benessere ha radice in tutti gli ambiti dell’individuo e dove dunque l’intento che porta ad agire verso, per e sugli altri è altrettanto importante.



Uno dei motivi, infatti, che rende assolutamente comprensibile -e in parte condivisibile- la scelta di non fornire certificazioni, risiede nel fatto che per pratiche spirituali di questo tipo una certificazione si lascia scrivere, così come un curriculum o una biografia, ma quella certificazione non è in grado di definire alcun lignaggio o dare alcun tipo di iniziazione. Quella, nello sciamanesimo, la danno unicamente gli Spiriti in base al rapporto che il praticante instaura con loro e in base alla limpidezza dei suoi intenti nel praticare verso gli altri.



Giunti a questo punto e considerate tutte queste cose, la domanda che si porrà un potenziale cliente, magari non molto esperto, sarà dunque rivolta a come poter valutare al meglio la qualità del lavoro di un operatore/praticante, qualità che sia comprensiva di empatia, cuore, serietà, esperienza.

Il mio consiglio, prima di affidarvi a qualcuno (qualcuno a cui metterete in mano la vostra sfera emotiva, spirituale e fisica), è di avere la pazienza di informarvi bene presso le persone che abbiano già lavorato con quel praticante, tanto in termini di corsi/workshop che –tanto più- in termini di sessioni private (Counselling Sciamanico, Guarigione Sciamanica e altri nomi simili ad indicare il tipo di attività). Leggete le pagine di pareri e impressioni che i clienti lasciano sui siti; se conoscete qualcuno che sapete aver avuto un’esperienza diretta, chiedete;  se non conoscete nessuno in prima persona, chiedete ad altre amicizie in comune che possano mettervi in contatto con chi è già stato cliente dell’operatore/praticante in questione.

Se anche si dovesse trattare di clienti inesperti in termini prettamente “tecnici”, sapranno darvi una valutazione importante su vari aspetti: approccio umano, sensazione di benessere, il sentirsi accolti, ascoltati e seguiti, la risonanza dei risultati del lavoro con la loro vita e/o il problema da risolvere, l’effettiva efficacia del lavoro svolto – da valutarsi dopo qualche tempo.

Infine potete contattare il praticante/operatore al quale vorreste rivolgervi e rimanere in ascolto profondo della sua risposta, cercando di capire se e in quali modi il suo riscontro soddisfi le vostre esigenze e risuoni con voi.