giovedì 11 aprile 2013

Il Sentiero del Fuoco tra Imbolc e Beltane: una crescita simbolica, spirituale, biologica




 
(foto dal web)


Imbolc e Beltane, rispettivamente la seconda e la terza Festa del Fuoco secondo il calendario delle festività celtiche, segnano un periodo lungo il quale la “crescita” del fuoco si riscontra su vari livelli ed in vari ambiti: simbolico, spirituale, naturale e persino fisico.


La festività di Imbolc, che cade tradizionalmente il 2 di febbraio, prende il suo nome dalla parola gaelica “Imbolc” (appunto) o “Oimelc” che indica precisamente il periodo di nascita e allattamento degli agnelli. E’ questo infatti il periodo in cui partoriscono le pecore, così come il periodo di nascita dei vitelli. Come sempre è impossibile dimenticare la forte connotazione agreste, lo stretto legame coi cicli naturali che le feste celtiche rivelano nei loro significati più profondi. Da questi cicli, del resto, dipende la stessa Vita, la sopravvivenza, ed è la Vita che la spiritualità celtica onora in ogni sua forma e manifestazione.



Tornando alla festa di Imbolc, essa è sacra alla dea Brigit (altrimenti conosciuta come Brigid, Bride, Brigantia, Belisama a seconda dei territori ove veniva onorata), patrona non solo di mandrie ed armenti, ma dea triplice patrona e custode del fuoco. La storia e le leggende riguardanti la Dea Brigit sono innumerevoli e non potrebbe essere altrimenti se si considera quanto antica sia la sua figura divina. Tanto antica, diffusa e amata che al giungere del Cristianesimo in Irlanda (dove era ed è particolarmente onorata) da dea pagana è stata assimilata al culto cristiano come Santa, Santa Brigida da Kildare. Nelle vesti di santa mantiene ancora innumerevoli caratteristiche della dea pre-cristiana e ne assume altre, che per molti aspetti la avvicinano in modo sorprendente ed affascinante a Santa Brigida di Svezia e a Santa Lucia.


Ma l’aspetto della splendente Brigid che qui ci interessa è la sua connessione al fuoco. E’ infatti patrona delle arti al fuoco legate: arti di guarigione, arte poetica, arte metallurgica. Nelle antiche celebrazioni svolte nelle case o in cortei per le strade dei villaggi, nella notte di Imbolc era (ed è) tradizione accendere una candela bianca... 
E’ questa candela bianca che forse meglio rappresenta la presenza di Brigit e della sua festività in questo momento dell’anno. Le giornate infatti cominciano ad allungarsi sensibilmente, ma ancora sentiamo la morsa dell’inverno: ecco dunque che la piccola fiammella della candela bianca pare, nel buio, nel freddo, come una luce sfolgorante, seppur molto piccola, che porta l’annuncio di una luce più grande; un calore circoscritto ma pulsante che porta i primi segnali del risveglio della vita. 
La primavera è ancora lontana in effetti, ma all’osservatore attento non può sfuggire come già ora la vita sopita nell’inverno ricominci a scuotersi: le nascite dei cuccioli, il comparire dei bucaneve, i primi timidi canti degli uccelli nei boschi...


Il fuoco di Brigid porta con sè la purezza: la candela è bianca, la neve è bianca, bianco è il latte, nutrimento ricco per la vita, cibo puro sacro alla dea, così come bianco e luminoso è l’abito di Brigid, dal cui nome deriva la parola inglese per “sposa” (Bride). In effetti nei rituali condotti in onore di Brigit vediamo spesso la richiesta delle giovani alla Dea perchè porti loro un giovane che possa essere un buon marito. Ed il fuoco di Brigid è anche, infatti, il fuoco domestico, del tepore casalingo. 
Come dunque la fiammella della candela è piccina, così sono piccoli i segni della rinascita della vita  e timide le richieste delle future spose che aspettano l’amore ancora attorno al focolare della famiglia. La fiammella della candela accesa in onore di Brigit e il fuoco nel caminetto delle case sono piccoli fuochi controllati, famigliari. 
E’ interessante, a questo proposito, notare come per la festività di Imbolc venissero costruite piccole bambole fatte di steli di grano, vestite in bianco con un cristallo sul cuore e poste ritualmente a riposare in un cesto, come fosse una culla, accando al caminetto.



Lungo il giro della Ruota si giunge poi alla Festa di Beltane, nei primissimi giorni di maggio. Sono passati ormai 3 mesi da Imbolc e molto è ovviamente cambiato attorno a noi. Il ritorno della bella stagione ormai non si coglie solo da piccoli segnali, ma tutto è tornato a rivivere, come risplendesse. Com’è certamente noto, Beltane è la Festa dedicata alla fertilità ed il suo nome deriva dal dio Belenos, associato al Sole e al Fuoco, appunto.



Nella tradizione celtica l’onorare i momenti sacri della Ruota non è un semplice momento di festa collocato nel corso dell’anno, non è un semplice celebrare qualcosa che avverrebbe comunque: celebrare e festeggiare è il necessario apporto con il quale la comunità degli uomini partecipa al corso della Vita, come se la gioia, l’energia, la dedizione investita nei festeggiamenti e nell’onorare il momento sacro fossero un modo per sospingere la Ruota, per aiutare a rendere possibile il corso degli eventi. E certamente Beltane segna un momento chiave al quale si partecipa con gioia e passione, con forza e nuovo vigore.

La fertilità che si vuole propiziare è quella della Terra, delle greggi e degli armenti, che venivano simbolicamente fatti passare tra le grandi pire in fiamme. Ma la purificazione del fuoco e l’augurio di fertilità valgono altresì per le persone: Beltane celebra la passione, anche fisica, sensuale; celebra l’allegria, sfrenata come l’ardere del fuoco delle due pire (una maschile ed una femminile) o come la vorticosa danza attorno al Palo di Maggio, dal simbolismo affatto celato.


Abbiamo accennato al dio Belenos ed alle sue associazioni con il Sole ed il Fuoco: in questa terza festa del Fuoco vediamo come la fiamma brillante ma piccolissima di Brigit sia cresciuta fino ad accendere una immensa pira di fuoco danzante, fremente. Allo stesso modo si sono allungate le giornate ed è cresciuta la potenza del Sole che ora scalda deciso la Terra e brucia sulla pelle: il ritorno della Vita significa anche il ritorno agli istinti sensuali e dunque alle composte processioni di fanciulle vestite in bianco di Imbolc si sostituiscono ora danze frenetiche al ritmo dei tamburi, le corse e le urla nell’attraversare lo stretto portale tra le pire; le fanciulle ad Imbolc chiedevano con semplicità di incontrare un buon marito, a Beltane i festeggiamenti terminano nei boschi, dove le coppie si ritirano...E Beltane è, naturalmente, il periodo in cui si celbrano le Sacre Unioni (Handfasting).


A dimostrazione della sacralità della Vita agli occhi della spiritualità celtica e dell’importanza del dono di fertilità della Festa di Beltane, si noti che i bimbi concepiti dalle unioni di questa notte, anche se nati fuori dal matrimonio, da coppie non sposate, non venivano emarginati od esclusi in alcun modo dalla comunità. Erano frutto e dimostrazione vivente del flusso della Vita che continua, della buona riuscita delle celebrazioni per propiziare la fertilità e venivano quindi adottati dalla comunità intera.



Da Imbolc a Beltane, dunque, si traccia una sorta di Sentiero del Fuoco, su un livello simbolico, su un livello biologico, su un livello spirituale e su un livello più schiettamente fisico, materiale: da una fiammella di candela ad una grande pira infuocata. E naturalmente il simbolismo del Fuoco fa quasi la funzione di metalinguaggio in tutti questi ambiti che si intrecciano nelle nostre Vite e che si realizzano ad ogni giro della Ruota: riconoscerne significati ed influssi è nostro lavoro e patrimonio personale.




(articolo apparso per la prima volta sul numero di Beltane 2010 del periodico "Vento tra Le Fronde")