martedì 26 febbraio 2013

La Cailleach

(immagine dal web, autore ignoto)


La Cailleach è una divinità antichissima, originaria dell’Europa continentale, che le popolazioni celtiche hanno incontrato come divinità autoctona ed assimilato.
Il nome in gaelico non indica un nome proprio ma etimologicamente significa “la velata”: la radice della parola va ricercata nel latino “pallium” drappo, velo, che ha subito un’assimilazione nel gaelico antico con variazione della “p” iniziale con la “c” ed assunto poi il finale in –ach, in italiano un participio aggettivato.


Nel tempo la parola è andata ad indicare l’anziana saggia (crone), la strega oltre che la civetta/gufo, rapace notturno simbolo di saggezza, che spesso accompagna la Dea. Il nome della Cailleach ha moltissime forme e sfumature, oltre che variazioni a seconda del luogo ove la si trovi. Proprio per la sua antichità la Cailleach risulta multiforme, la sua fama registra molte variazioni nel tempo, così come le sue rappresentazioni.
Alla base di ogni tradizione che la riguarda c’è innanzitutto il suo legame alla Terra in termini di territorio, con un raggio quindi relativamente stretto e, potremmo dire, dai confini tribali. In alcune tradizioni è lei stessa una creatrice del paesaggio. Un’altra caratteristica fissa è il periodo ad essa legato, che va da Samonios ad Imbolc (Brigit/Brigantia) o da Samonios a Beltane. In alcune leggende è lei stessa a tramutarsi da anziana -che regna sui mesi invernali- in fanciulla –che regna sulle stagioni calde-, fanciulla alle volte assimilabile alla stessa Brigit. In altri casi invece, al termine dell’inverno, la Cailleach lascia spazio alla bella stagione tramutandosi in un masso.
In Scozia, dove la si trova molto spesso in vesti benevole, la Cailleach è una gigantessa dalla pelle blu, i capelli bianchi e con un solo occhio in mezzo alla fronte, che attraversa i territori collinari battendo la sua verga (in pelle umana in alcune versioni) su campi, colline e boschi, portando così il freddo e la neve, salutata come protettrice dalle invasioni. Ma la gigantessa ha anche dato origine a colline e isole, lasciando cadere a terra grandi massi dal suo grembiule. In terra scozzese la si incontra spesso sotto il nome di Scotia, appunto.
Il forte legame della Cailleach al territorio si rafforza nel rapporto che la Dea ha con alcuni animali e persone. É protettrice dei cervi, e dei lupi (spesso si dice che si sposti in groppa ad un grande lupo), ma anche dei cacciatori, con i quali ha una sorta di rapporto di collaborazione: la Dea indica loro dove cacciare i cervi, ma ne regola anche l’abbattimento, dato che i cacciatori devono promettere di non uccidere più capi di quanti la Dea ne consenta. Oltre che dei cervi in generale è anche protettrice delle renne e -attraverso di loro- dei pastori.
Infine, in alcune aree scozzesi, è patrona dei pescatori di mare (la motivazione è legata ad alcune leggende secondo le quali la Dea avrebbe creato alcune isole al largo della costa scozzese presso le quali si trovano gorghi e correnti pericolose che i pescatori devono saper interpretare per navigare sicuri).

Tutte queste informazioni denotano una profonda presenza della Cailleach sul territorio e nel folklore, ma è bene che non passino inosservati alcuni dettagli che ci consentono di estrapolare alcuni significati molto profondi, soprattutto grazie all’iconografia della Dea.
Certamente i capelli bianchi indicano la neve dell’inverno, ma la colorazione blu della pella potrebbe essere simbolo di molte cose: del freddo, dell’inverno, dell’oscurità del Samonios, dell’introspezione. Che la Dea ci voglia parlare anche in termini introspettivi e sciamanici è piuttosto chiaro. Pensiamo al fatto che alle volte venga rappresentata con un unico occhio...questo l’avvicina al popolo dei Fomori, deformi creature che abitavano l’Irlanda e contro le quali hanno combattuto i Tuatha de Danann per la conquista dell’isola. I Fomori erano la popolazione di semidei legati alle forze della natura matrigna. Appartenenti ad un pantheon molto antico, probabilmente residuo dei culti preceltici.
Ma il singolo occhio ricorda anche una delle più classiche menomazioni fisiche visive tipiche degli sciamani e di chi in genere è dotato della cosìdetta “seconda vista”. Il gufo ed il lupo, cari a questa Dea sono entrambi animali che rientrano nella tradizione sciamanica celtica, ed in particolare due potenti psicopompi (dal greco “colui che accompagna l’anima”).

E’ molto significativo che, pur essendo una Dea portatrice e regina dell’oscuro e freddo inverno, la stessa Cailleach si muti in fanciulla o in pietra lasciando spazio alla bella stagione, come ad indicare che nulla è perpetuo, nemmeno l’inverno che pare gelare tutto in una morte apparente. La Cailleach ci ricorda come la Ruota continui a girare e, così facendo, ci mostra come anche l’inverno sia necessario come momento di pausa e riposo, prima del ritorno del vigore nella bella stagione. E’ ovviamente un riferimento ai cicli naturali e campestri, ma possiede potenti rimandi anche all’ambito umano, psicologico e spirituale. Dopo il tempo del lavoro viene il tempo dell’ultimo raccolto, con l’Autunno, ed il tempo durante il quale quanto abbiamo seminato, coltivato, raccolto, capito, ricevuto va compreso, interiorizzato e prende posto all’interno di noi, della versione di noi che ogni anno vede un cambiamento ed una crescita interiore.