martedì 26 febbraio 2013

Brigit

(immagine dal web, autore ignoto)


Brigit è forse la divinità Celtica più complessa e contraddittoria, la figura religiosa più potente in tutta la storia irlandese. Molte tradizioni si sono intrecciate nel tempo, rendendo complicata la sua storia ed il suo impatto lungo i tempi, ma permettendole di muoversi e giungere a noi attraverso i secoli. E’ stata infatti in grado di viaggiare di generazione in generazione, ricoprendo diversi ruoli in diverse epoche.


Ieri come oggi Brigit è conosciuta con diversi nomi (Brigit, Brigid, Bride, Brighid, Brigantia, Brigandou…) ed il suo stesso nome ha dato origine ai nomi di fiumi e luoghi in area irlandese, britannica e sul continente europeo, dalla Francia all’attuale Austria.
Divinità solare, Brigit è tradizionalmente patrona della Guarigione, della Poesia e della Forgiatura, tutte arti pratiche e figlie dell’ispirazione (Awen). A Brigit infatti appartengono gli attributi della Luce, dell’Ispirazione e delle capacità associate al fuoco, in quanto portatrice di guarigione interiore ed energia vitale.
Nell’antica società celtica infatti non veniva fatta distinzione tra il fuoco dell’Ispirazione (che Brigit instilla nei poeti), le fiamme del focolare domestico (cuore della casa, accudito dalle donne) e le fiamme della fucina (essendo l’arte dei fabbri altrettanto importante come l’arte della guerra nella quale gli eroi si infiammano del Fuoco nella Testa).
Ma Brigit è anche dea e patrona della guarigione, della divinazione e della profezia. Ma ancora, una delle traduzioni del suo nome (oltre che “la Luminosa” e “l’Illustre”) è “Freccia Focosa”, dal quale nome si può derivare un altro dei suoi attributi, ovvero essere capace di giustizia e punizione divina. Legata alla guarigione è sicuramente la connessione di Brigid con l’acqua: a lei erano e tutt’ora sono dedicati fonti e pozzi sacri, i cui nomi sono spesso associati al suo. Nel giorno di Imbolc nastri colorati riportanti richieste e preghiere e coroncine intrecciate di paglia vengono appesi agli alberi nei dintorni di pozzi e fonti a lei dedicati.

Divinità legata al fuoco dell’ispirazione e all’acqua della guarigione, che sono però anche il fuoco che riscalda nelle notti d’inverno, il calore del sole e l’acqua delle prime piogge primaverili. Per comprendere la grande importanza di Brigit non solo nel campo delle arti ma anche della vita quotidiana, nonché il valore della festa a lei legata, Imbolc, bisogna comprendere quanta importanza avesse questo momento nella società pastorale, nella vita così strettamente legata agli animali, fossero questi le pecore o le mucche. Questo è infatti il momento dell’anno in cui nascono gli agnelli e i vitelli, in cui il latte di pecore e mucche è abbondante e ricco per nutrire i nuovi nati.
La festività, che celebra la luce, la purezza, le nuove nascite, è prettamente dedicata e declinata al femminile. Venivano intrecciate le Croci di Brigit, ancora oggi utilizzate e appese nelle case a protezione, che sono in realtà simboli solari simili a svastike, fatte di steli di paglia. Allo stesso modo venivano intrecciate bamboline in paglia, vestite di bianco e con un cristallo sul cuore, messe a riposare in un cesto accanto alla porta o accanto al focolare, mentre le donne facevano il giro della casa invitando Brigit ad entrare e portare così le sue benedizioni (tradizioni queste che parrebbero comuni sia alle celebrazioni pagane antiche che a quelle cristiane che le hanno in gran parte adottate). Le ragazze del villaggio uscivano in cortei vestite in bianco e venivano cucinate torte usando la farina ricavata dalla prima e dall’ultima mietitura.
Questo legame così stretto alla vita pastorale si rivela anche negli animali che sono suoi simboli: l’agnello e una mucca bianca primi tra tutti.
I cibi bianchi e dall’aspetto puro (come il latte e i latticini) erano a lei sacri e per lei posti come offerta fuori dalla porta nella notte di Imbolc.

Persino come Santa Cristiana, Brigid in Irlanda è patrona del paese, seconda solo a San Patrizio. Molti racconti sulla sua vita sono evidentemente semi-leggendari o derivati direttamente dai miti legati alla Dea pagana. La sua storia la lega comunque al mondo druidico, visto che si narra che suo padre fosse proprio un Druido e l’area dove lei edificò il suo primo convento e dove tutt’oggi sorge un complesso monastico, è quella di Kildare, dal gaelico Cill Dair “Chiesa/tempio della Quercia”.

Anche come Santa mantiene le caratteristiche di guaritrice, soprattutto degli occhi (luce) e si mantiene altresì il suo legame con la luce, tramite il simbolismo della candela (bianca), tradizionalmente posta accesa alle finestre delle case nella notte della sua festività.

Ma l’ampiezza della diffusione del culto di Brigit non si limita alla dimensione temporale, ma anche a quella spaziale. Meno facile da riconoscere a causa delle sfumature del nome, che alle volte si ritrova radicalmente cambiato nella forma ma non nel significato, ritroviamo il culto della Dea non solo in tutta l’area di Irlanda, Inghilterra, Galles, Scozia, Isola di Mann, Ebridi etc, ma anche sul continente. Jean Markale (affermato storico francese specializzato in celtismo e che sempre usa un occhio di riguardo per gli aspetti spirituali delle antiche popolazioni) riporta infatti una carrellata di nomi riconducibili a Brigid, tra i quali è anche compreso Belisama (trasposizione di Brigit della Gallia Cisalpina, dalla radice BEL=luce, luminoso), controparte femminile del Dio solare Belenos, entrambe le divinità notoriamente onorate nell’area celtica del nord Italia. Le caratteristiche descritte per Belisama, infatti, coincidono perfettamente con quelle di Brigid (nonchè con quelle di Minerva/Atena, tanto che vi sono ritrovati archeologici risalenti all’epoca gallo-romana che raffigurano la Dea Brigid secondo la tradizionale rappresentazione greco-latina, munita dunque di sfera, lancia ed egida recante la testa di medusa, dove i serpenti sono un’altro simbolo di Brigid). Anche Belisama viene associata all’ispirazione (Awen), alla luce, al fuoco nelle sue varie funzioni ed al colore bianco. Il biancospino è la sua pianta sacra e, secondo la leggenda, è proprio tramite una “scrofa semilanuta” bianca accanto ad un cespuglio di biancospino che Belisama indicò a Belloveso dove fondare la città di Milano (Medhlain o Medhelanon). Le connessioni al druidismo non sono finite, visto che alcune interpretazioni del nome di Milano la identificano non solo come “Terra di Mezzo” ma anche come “Centro di pienezza” da intendersi in termini spirituali. Pare infatti che fosse un luogo di grande potere, dove i Druidi delle zone limitrofe andavano a perfezionarsi. Fonti storiche romane e fonti archeologiche riportano che vi fosse un tempio (o un nemeton) dedicato ad una dea che i latini avevano indicato come Minerva. Altrettanto interessante è la presenza nella leggenda di un cinghiale bianco. Oltre al fatto che il bianco è da sempre il colore cui viene associata la casta druidica, c’è anche da sottolineare il fatto che nel mondo celtico il cinghiale stesse ad indicare la casta sacerdotale/spirituale, mentre l’orso quella guerriera e del potere temporale (interessante dunque notare come il nome della città di Biella, nonostante l’apparente assonanza con la radice BEL cui si è già accennato, derivi in realtà da BUGEOS, cioè orso, tutt’oggi presente nello stemma della città. Orso o forse orsa...)

I simbolismi legati a Brigid sono ancora molti, dal serpente bianco all’incudine, tutti rimandano alle aree ed arti di cui la Dea è patrona.
Un accenno rapido, ma interessante, riguarda le similitudini tra il culto di Brigid (sia pagano, dunque, che cristiano) e quello di Santa Lucia (alla radice sempre la luce). Secondo l’agiografia ufficiale S. Lucia è originaria di Siracusa, ma nonostante la non coincidenza del giorno di culto (S. Lucia cade il 13 dicembre) moltissimi episodi della vita di questa Santa coincidono perfettamente con quelli di Santa Brigida da Kildare. Allo stesso modo esiste un’altra Santa Brigida di Svezia, figura storica riconosciuta, le cui celebrazioni, tenute da cortei di fanciulle vestite in bianco tra le quali la prima reca in testa una corona di candele bianche accese, ricordano nuovamente i culti della Dea/Santa Brigida.





FONTI:

- Jean Markale “Il Druidismo” – Ed. Mediterranee
- Marco Fulvio Barozzi “I Celti e Milano” – Edizioni della Terra di Mezzo
- www. druidry.org/obod/festivals/imbolc
-http://www.centrostudilaruna.it/originedimilano.html
- varie